Domande frequenti – FAQ

Cos’è una Banca del Tempo?
E’ un sistema in cui le persone scambiano reciprocamente attività, servizi e saperi. Definendole quindi come: “libere associazioni tra persone che si auto-organizzano e si scambiano tempo per aiutarsi soprattutto nelle piccole necessità quotidiane”. Sono “luoghi nei quali si recuperano le abitudini ormai perdute di mutuo aiuto tipiche dei rapporti di buon vicinato. Oppure si estende a persone prima sconosciute l’aiuto abituale che ci si scambia tra appartenenti alla stessa famiglia o ai gruppi di amici”.

Le Banche del Tempo sono organizzate come istituti di credito in cui le transazioni sono basate sulla circolazione del tempo, anziché del denaro. La più grande differenza è che non si maturano mai interessi né in passivo e né in attivo! L’unico obbligo che si ha è il pareggiamento del conto.

Quando e dove sono nate?
Le prime Banche del Tempo sbocciano nel 1995 in Emilia Romagna. L’esperienza delle BdT italiane ha una sua connotazione originale e un’elaborazione che non nascono per fare fronte a una crisi sociale ed economica, come era accaduto nell’esperienza dell’Europa del Nord, ma all’interno di una strategia di costruzione di legami sociali e sotto l’influsso delle elaborazioni, soprattutto ad opera del pensiero delle donne, sulla conciliazione dei tempi di vita come questione di rilevanza sociale e politica, da non continuare a relegare nella sfera privata.

Già almeno dalla metà degli anni 80, le donne, per citare le parole usate da Livia Turco nel raccontare la storia della legge n. 53 del 2000:

“erano impegnate in una battaglia sociale, culturale, politica che aveva come centro il costruire l’identità femminile e che significava scoprire una interiorità delle donne molto complessa, fatta di tanti tempi e questa scoperta di sé portò a dire allora “esiste un tempo delle donne” prendendone consapevolezza, un tempo segnato da una ambivalenza tempo per sé, per gli altri, ma il tempo della donna gigante che deve fare le acrobazie e fare la fatica. Da questa scoperta del tempo delle donne nacque una riflessione delle donne su di sé ma anche la ricerca di strategie sociali informative e in quel momento ci fu l’incrocio di esperienze, studi di donne di un femminismo che mise al centro del dibattito pubblico una nuova concezione del lavoro, la necessità di tenere insieme il lavoro produttivo e quello riproduttivo e di riconciliare i vari tempi della vita”

Questo fermento culturale nel 1988 trova espressione in una iniziativa di legge popolare che in poco tempo raccoglie 300.000 firme, sospinta da uno slancio che accomuna donne di condizioni sociali molto diverse, dalle braccianti alle imprenditrici. Tra le prime firmatarie c’è anche la Presidente della Camera, Nilde Iotti, che nell’iniziativa vede “il cuore delle donne”. Tuttavia, come succede regolarmente alle proposte di legge di iniziativa popolare, anche questa si arena e bisogna aspettare l’8 marzo del 2000 perché venga approvata la citata legge n. 53, sotto l’impulso appunto di Livia Turco nel ruolo di Ministra della Solidarietà Sociale.

Nel frattempo però diverse amministrazioni comunali hanno varato i “Piani dei tempi e degli orari della Città”, anticipando le previsioni della legge n. 53, e sono nate numerose Banche del Tempo (alcune proprio nell’ambito di tali Piani), precorrendo il riconoscimento legislativo del 2000.

Alla fine del 1995, Adele Grisendi direttore del “Cittadino ritrovato”, idea e dirige l’Osservatorio Nazionale ”Tempomat” che ha sede in Roma presso la CGIL nazionale.

Tempomat raccoglie la documentazione delle Banche del Tempo e ne effettua il censimento costante, organizza convegni, attiva laboratori di formazione, diventando in breve tempo il centro di propulsione dell’esperienza italiana e trasformando una vivace sperimentazione volontaristica in un vero e proprio progetto sociale e politico. Le Banche del Tempo così si diffondono, soprattutto nel centro e nel nord d’Italia: alla fine del 2003, anno in cui l’osservatorio in Cgil chiude, se ne contano circa 250.

Si tratta di entità molto diversificate, per dimensione e per tipologia organizzativa: gruppi informali, associazioni ad hoc, gruppi che operano all’interno di associazioni che svolgono anche altre attività, esperienze direttamente gestite da enti locali. Nascono tuttavia da un background culturale e sociale comune, da cui derivano le connotazioni che distinguono l’esperienza italiana da quella dei Paesi dell’Europa del Nord, alla quale pure inizialmente si è fatto riferimento. In effetti le BdT in Italia non nascono per sopperire alle difficoltà economiche create dalla deindustrializzazione, come nel Regno Unito. Nascono per aiutare la conciliazione dei tempi di vita, per valorizzare attività misconosciute dal mercato, com’è tipicamente il lavoro di cura svolto prevalentemente dalle donne. In questa prospettiva si stabilisce che “un’ora vale un’ora”, principio rivoluzionario che annulla la gerarchia dei valori attribuiti dal mercato. La pari dignità delle attività scambiate è il pilastro su cui si regge la strategia di costruzione di legami sociali solidali che le Banche del Tempo italiane privilegiano come missione, anche al di là della utilità pratica, pur non trascurabile. Come dice Livia Turco, a proposito della visione che collega l’iniziativa del 1988 con la legge 53:

“Politica pubblica e sociale buona è tutto ciò che promuove il legame sociale, promuove ciò che fa stare le persone in compagnia. Per questo sono importanti la molteplicità, la mescolanza, approccio tipico delle donne. … La legge sarebbe stata impensabile se dietro non ci fosse stata la creatività sociale delle donne e quindi non è un caso se le stagioni migliori della politica sono quando c’è questo incontro fra creatività e politica“.

Chi può fondare una Banca del Tempo?
Chiunque può fondare una Banca del Tempo. Bastano poche persone (4, 5) che abbiamo un forte interesse alla creazione di  una banca. Devono costituire il gruppo promotore della Banca del Tempo. Si procederà, in seguito, a pubblicizzarla e a cercare l’adesione di nuovi soci. È fondamentale che, al momento dell’apertura a nuove persone, la banca possa contare su un gruppo promotore già esperto e, quindi, in grado di aiutare gli altri ad inserirsi.

Diversi vantaggi potrebbero aversi dalla gestione del servizio da parte del comune. Prima di tutto la messa a disposizione di locali e risorse hardware e software e di una linea telefonica. Tutti elementi essenziali per la gestione delle banca e poi un gruppo di cittadini difficilmente avrebbe il tempo necessario per la gestione  dello sportello informativo, della segreteria, della gestione di domanda e offerta, della tempo-contabilità. Ricordiamoci che nella Banca del Tempo non esiste circolazione di moneta, non è un lavoro, di conseguenza non vengono pagato personale. Il servizio potrebbe essere realizzato senza particolare sforzo dall’informa giovani o dall’ufficio per i servizi sociali. (Da rivedere!!!)

Come creare una Banca del Tempo?
Come tutte le altre associazioni, le Banche del Tempo sono regolate da un Atto costitutivo e dallo Statuto. Come previsto dalle leggi nazionali e regionali, essi devono essere registrati. È vivamente consigliato che sia il gruppo promotore a definire lo Statuto e il conseguente Regolamento. Una buona regola da rispettare, infatti, è che ogni nuovo socio aderisca all’Associazione potendone conoscere fin da subito sia lo Statuto sia il Regolamento che conterranno sia le regole costitutive dell’associazione, sia le modalità per l’adesione.
Qual è la regola costituente?
La regola di fondo che vige in tutte le BdT è “lo scambio”. Sinonimo di reciproca convenienza, lo scambio presuppone, per sua stessa definizione, che i soggetti che entrano in relazione siano attivi. Di conseguenza, diversamente che nel Volontariato (che si regge sul dono di aiuto ai bisognosi di assistenza), “la solidarietà che circola nelle BdT non è a senso unico. È reciproca e alla pari. Il tempo scambiato è misurato in ore e l’ora è di 60 minuti per tutti, indipendentemente dalla professione, dalla classe sociale di appartenenza o dalle condizioni economiche delle singole persone”. In questo senso, le Banche del Tempo realizzano un egualitarismo pressoché perfetto.

Le BdT servono a soddisfare bisogni materiali e bisogni immateriali. Tra i primi, prevalgono quelli legati all’organizzazione quotidiana della vita delle persone e delle famiglie; tra i secondi, il bisogno di compagnia e di allargare la rete delle amicizie. Le banche, infatti, sono luoghi di socializzazione, che favoriscono anche la messa in comune di saperi e conoscenze. L’elenco degli aiuti che vengono scambiati e misurati in ore è molto lungo.

Può essere suddiviso in due grandi aree: la prima, la prevalente, è composta dalle prestazioni minute che riguardano lo svolgimento della vita quotidiana (la spesa, la cucina, la lavanderia, le relazioni con gli enti pubblici, i bambini, gli anziani, il tempo libero in compagnia…); la seconda, molto diffusa anche perché favorisce la socializzazione, riguarda lo scambio dei saperi. Cioè, il baratto delle conoscenze che le singole persone possiedono. Questo secondo tipo di scambi mette sullo stesso piano saperi esistenti sul mercato (computer, lingue, pittura, fotografia…) e saperi “fuori mercato”, nel senso che ad essi non è attribuito valore economico.

Come aprire uno sportello della Banca del Tempo?
Prima fase: formazione del gruppo promotore, valutazione di fattibilità, formazione

Bisognerà formare un piccolo gruppo iniziale, può essere un gruppo di amici che condividono lo stesso desiderio e le stesse finalità. E’ importante che il gruppo abbia ben chiaro cosa significa scambio e reciprocità. Fin dai primi incontri, il gruppo sia nella fase preliminare che nelle fasi successive, registrerà le ore in modo da avere un piccolo patrimonio in ore e lo può fare non solo per dare il proprio contributo all’apertura della banca, ma anche per scambiare attività e prestazioni personali in modo da “sperimentare” lo scambio. Sarete i primi iscritti alla Banca. Le ore dedicate verranno regolarmente conteggiate. Compilate un elenco delle cose che servono. In questa fase è molto importante partecipare ad un laboratorio di formazione e mettersi in contatto con una banca già operante.
 
Seconda fase: progettazione

In questa fase è opportuno che il gruppo scelga al proprio interno un coordinatore (naturalmente non un “capo”) che darà il proprio tempo per garantire una presenza continua e competente e per organizzare il gruppo. Bisogna avere un luogo, una sede anche piccola. E’ importante anche incominciare a lavorare all’esterno per conoscere i bisogni ma anche le risorse del territorio. Può essere utile a tale scopo studiare i piani di zona, proprio perché le banche operano in un contesto sociale. Preparare un piccolo progetto che ci serva da conoscenza delle necessità e delle disponibilità del territorio, Un progetto da presentare eventualmente al comune, od al municipio. Il rapporto con le istituzioni, specialmente in questa fase è fondamentale. Dovrete inoltre scegliere il nome dell’associazione, la natura giuridica, un logo e volendo, registrare lo statuto.

Come si può fare formazione?
L’Associazione Nazionale si è posta, sin dal sua nascere, l’obiettivo della formazione come processo di costruzione dell’identità e del modello di sviluppo delle Banche del Tempo.

Il tema della formazione è stato uno degli argomenti che abbiamo messo al centro delle nostre discussioni e riflessioni nella convinzione che un’organizzazione non può nascere, svilupparsi, crescere senza la consapevolezza di se. La nostra stessa natura è stata “plasmata“ dal dibattito interno, dai seminari di riflessione e dalla manifestazione d’intesa del 2004 che hanno fissato i principi e i valori delle Banche del Tempo. Nel convegno del maggio 2006 a Roma, organizzammo il primo seminario con Susi Zanardo che ci propose un interessante tema di riflessione come quello del rapporto tra reciprocità e dono. Un seminario intenso di contenuti e spunti di dibattito e riflessioni che si concluse con un documento che presentammo al convegno. Le Banche del Tempo hanno ormai una visione etico/filosofica comune che si riconosce nei valori fondamentali della reciprocità e del mutuo aiuto. Rappresentano una importante esperienza laica caratterizzata dalla forte presenza femminile.

Il modello da cui l’esperienza delle BdT è informata è quello dell’amicizia politica: rientra nella sfera dei beni relazionali.

L’elemento dello scambio dice della cornice normativa, lo Statuto, entro i cui confini l’esperienza assume il proprio senso e la sua identità, rispetto ad altri modelli di donazione, come quello della famiglia o dell’amicizia in senso stretto.

Lo statuto funge da protezione rispetto alla domanda di donazione incondizionata. Infatti, lo scambio nell’esperienza della BdT, è più oggettivato, senza però che venga meno il qualitativo della sfera dei beni relazionali. La BdT fornisce un contesto che, come insegna Donati, è fatto di modelli culturali, norme sociali, scopi istituzionali e risorse. Questo contesto è essenziale perché rappresenta una sorta di fondo comune (una forma di vita, potremmo dire) cui richiamarsi quando si tratta di rimotivarsi o di riflettere insieme.

Salvaguardando quindi l’identità e l’autonomia di ogni realtà che decide di partecipare alla rete, fondiamo un’associazione in cui c’è condivisione di questi obiettivi fondamentali e l’impegno a valorizzare le esperienze, le risorse, la formazione a livello nazionale.

Così è nata l’Associazione: il bisogno di guardarci come in uno specchio e scoprirsi simili ma differenti ci dava e ci da forza per continuare a percorrere insieme quel tratto di strada per prenderci per mano, sostenerci, conoscerci e progettare il nostro andare, costruendo una narrazione collettiva.

E la formazione, soprattutto in un processo di costruzione dell’associazione, deve essere necessariamente continua e permanente.

L’indagine di Torino del 2010, rendeva evidente due aspetti rispetto questo tema:

  1. Le banche che svolgono attività formative rispetto alla comunità
  2. Le banche che chiedono formazione

Nel primo caso anche se le Banche del Tempo tendenzialmente sono molto aperte ad aderire a una rete di Banche del Tempo e di associazioni, il dato ci dice che solo il 37% delle stesse svolgono attività formative nei confronti della comunità.

Nel secondo caso le Banche del Tempo che sentono la necessità di svolgimento di attività formative sono 93%.

La risposta a questi bisogni e richieste naturalmente implica un grande lavoro, molto tempo e naturalmente dei fondi. Abbiamo lavorato come direttivo alla proposta di formazione per unificare, salve fatte le esigenze singole dei territori, anche sulla base delle esperienze di questi anni, un percorso formativo. Fino ad oggi ogni banca si costruiva un proprio percorso formativo e non ci sono stati confronti con altre banche ed esperienze, oggi, con l’associazione nazionale l’elaborazione diventa collettiva.

In effetti ci siamo accorti che questo ”agire” è fondamentale per la sinergia tra amministrazioni e Banche del Tempo: infatti le banche senza l’apporto dell’amministrazione locale hanno una vita precaria e le amministrazioni, normalmente, non conoscono il valore delle banche prima di quest’azione.

Il progetto Grundtvig ha messo in campo in maniera più strutturata il nostro lavoro per l’elaborazione di un percorso formativo europeo. Certo tutto questo implica impegno e studio, risorse umane e risorse finanziarie non sempre anzi quasi mai, disponibili.

Noi pensiamo che al nostro interno abbiamo risorse alle quali ricorrere e sulle quali investire per rendere la nostra associazione più adeguata ai compiti che ci aspettano con l’espandersi delle esperienze. Pensiamo al nostro capitale che come dice Montebugnoli è fatto da ”capitali umani” fatti di competenze, energie, disponibilità di tempo; “capitali sociali” fatti di relazioni, solidarietà, fiducia; “capitali fisici” fatti di spazi, strutture, materiali. Mettere insieme tutte queste risorse vuol dire costruire dei piccoli laboratori territoriali ma anche, con le nuove tecnologie, laboratori extraterritoriali, attivazione di stage d’ informazione con l’università, possono essere laboratori di osservazione delle dinamiche o dei bisogni dei cittadini, delle persone che frequentano le Banche del Tempo (studio molto utile agli enti locali come osservatori diretti dei bisogni e delle proposte a tali bisogni). E ricostruire cioè dal basso anche la trama di relazioni tra noi.

Grazie alla partecipazione al progetto Grundtvig, abbiamo messo a fuoco tecniche di formazione specifiche sulle Banche del Tempo.

Tutto ciò si è collegato agli obiettivi che le Banche del Tempo italiane, attraverso la costituzione e la vita dell’ANBDT, si erano date e che comprendeva la formazione.

Dalla nascita delle Banche del Tempo, si è stabilito il presupposto della formazione. Come ANBDT dobbiamo porci l’obiettivo di fare formazione a tutte le nuove BdT e prevedere momenti formativi in itinere e quindi, formare formatori. Come ANBDT abbiamo definito delle regole per chi intende proporsi come formatore perché a loro volta possano coprire tutti i territori.

Dall’esperienza del progetto Grundtvig abbiamo discusso e proposto un itinerario perché i formatori abbiano determinate competenze:

  • Vivere la vita delle BdT attraverso l’appartenenza a una Banca del Tempo;
  • Avere competenza come docenti;
  • Condividere obiettivi, regole e metodologia delle BdT;
  • Condividere le esperienze e i risultati nel gruppo dei formatori attraverso continui aggiornamenti e confronti fra i membri del gruppo.

Abbiamo attivato in questi anni laboratori di formazione nel Lazio, in Puglia, Basilicata, in Umbria, in Lombardia, in Liguria, in Emilia Romagna, in Sicilia, in Sardegna, in Friuli, in Alto Adige, in Campania.

Particolarmente interessanti sono stati i laboratori di formazione organizzati a Grado e ad ArtaTerme. In questo ultimo incontro, le banche presenti e il direttivo hanno redatto un documento inviato poi al governo circa l’iter della legge sul terzo settore. (Un pò lungo come risposta!!!!)

Come sono organizzate le Banche del Tempo nel paese?
Le Banche del Tempo attraverso la relazione, lo scambio paritario sono tessitrici di legami sociali e rappresentano un modello culturale, come sistemi in cui la fiducia e la cura sono effettivamente praticate tra i soggetti coinvolti rafforzando atteggiamenti positivi.

Il tempo, la reciprocità, il dono costituiscono i gangli delle reti di socialità e relazioni, di reti solidali, di reti di costruzione di capitale sociale. L’elemento culturale che li accomuna possiamo individuarlo nella sottolineatura che le reti costituiscono in se e il passaggio dal bisogno individuale a quello collettivo.

Altro elemento è il passaggio dall’ ”io” al ”noi”. Persone che prima erano degli sconosciuti, degli “estranei” danno vita a una piccola comunità.

La nostra intuizione e proposta di costruire i coordinamenti a tutti i livelli, (Cittadini, provinciali e soprattutto regionali), rispondono a questa visione.

Essi rispondono a tre esigenze:

  1. progettare-diffondere l’esperienza delle Banche del Tempo;
  2. essere laboratori di progettazione, di proposte e di raccordo con l’Associazione Nazionale;
  3. alimentare sempre più il senso dell’appartenenza e di legame tra le esperienze.

Oggi, quindi, dobbiamo avere una grande attenzione e impegno a fare nascere in tutte le regioni, dove siamo presenti, i coordinamenti.

E’ un impegno faticoso e difficile se non si pratica e vive con spirito unitario sapendo che nel percorso ci sono ostacoli che, probabilmente, dobbiamo chiarirci molti aspetti, ma non dobbiamo assolutamente trascurare il dialogo tra noi, la comprensione delle ragioni dell’altro e soprattutto bisogna da subito aprire la discussione sugli obiettivi che ci poniamo, sugli strumenti, sui punti di criticità e sui punti di forza sui quali fare leva per moltiplicare le banche del tempo in tutte le realtà.

Le reti di relazione oggi possono poggiare sulla potenza delle reti informatiche.

La rivoluzione informatica mette a nostra disposizione uno strumento inedito rispetto ad altre crisi e ad altri momenti storici: la potenza di calcolo, la possibilità di comunicare e la velocità di costruire relazioni. In definitiva, reti come internet rendono oggi possibili modalità di relazioni e coinvolgimento di risorse sempre più estese di cittadini e cittadini, in termini impensabili in altri momenti storici. Si sono abbattute le barriere spazio-tempo. (Da rivedere, un pò dispersivo rispetto alla domanda! Modificare la risposta o cambiare la domanda!)

Come sono organizzate le Banche del Tempo negli altri paesi?
Il primo incontro con le banche europee avviene in Spagna già alla fine del 2007, poco dopo la nascita dell’Associazione Nazionale, che è invitata al loro convegno.

Un appuntamento che segnerà un percorso di amicizia e collaborazione.

In quell’occasione erano presenti l’Inghilterra, la Germania con i presidenti delle Banche del Tempo.
E ’stato il primo incontro in cui ciascun paese presentava la propria esperienza.

Noi raccontammo della nostra e del percorso per la nascita dell’Associazione Nazionale suscitando grande interesse.

In particolare Rudolph Schoreder chiese molte informazioni sulla struttura delle nostre banche ma, soprattutto, fu molto interessato alla modalità scambio paritario che non avveniva nel suo paese.

L’anno successivo firmammo un Protocollo d’intesa tra Italia e Spagna ed è dell’anno 2009 la presentazione del progetto Grundtvig con Spagna e Portogallo. L’anno successivo si riunivano i partner a Barcellona, l’incontro aveva l’obiettivo di valutare il funzionamento del progetto, consentire la conoscenza tra i partner, percepire le motivazioni, le aspettative e valutare la realizzazione degli obiettivi secondo gli orientamenti dei singoli paesi per confrontarci e lavorare al percorso formativo nei nostri paesi.

Alla fine del 2013 è stato invitato il Coordinamento di Milano e provincia a partecipare a un progetto Europeo della Camera di Commercio di Milano sul tema delle diverse economie e la necessità di coinvolgere i territori attraverso l’apertura di tre sportelli nel Kirghizistan (ex Urss): una Banca del Tempo, un gruppo di acquisto solidale, uno sportello rivolto alle donne.

Tutto questo per contribuire al cambiamento dell’economia in quei paesi. Nel 2014 abbiamo partecipato, come ANBDT, a Strasburgo invitati dalla commissione europea al tavolo di lavoro con Banche del Tempo francesi, inglesi, belghe e italiane per definire il ruolo delle Banche del Tempo come facilitatrici nella comprensione dei bisogni e la realizzazione dei diritti delle persone.

A Giugno dello stesso anno abbiamo partecipato, invitati dall’università di Lione, in collaborazione con un centro studi di politiche sociali di S.Paolo del Brasile a un gruppo di studio con studiosi e docenti di tutti i paesi europei sul tema delle monete “Diverse” e le Banche del Tempo, che scambiano ore di tempo, sono state intese come luoghi di studio e analisi di un modo diverso di intendere l’economia.

Tutto questo lavoro verso l’estero ha avuto almeno due obiettivi:

  1. Creare relazioni e conoscenza fra i paesi europei e non solo;
  2. Sviluppare metodi di lavoro e di studio condivisi al fine di svolgere una funzione di facilitatrici.

La modalità di lavoro è stata quella del gruppo, dello scambio costante e continuo fra i partecipanti sia durante i corsi e le attività, che in seguito, per la tessitura di conoscenze condivise.

Grazie all’aver partecipato al progetto Grundtvig, abbiamo messo a fuoco tecniche di formazione specifiche sulle Banche del Tempo.

L’obiettivo delle costruzioni delle reti europee era ed è non solo la conoscenza, la relazione, lo scambio e la partecipazione a progetti comuni ma anche la costruzione di una narrazione collettiva che ci faccia essere attori e attrici nell’elaborazione e nella realizzazione di politiche sociali innovative in Europa. (Non risponde proprio alla domanda…!!!)

Quali sono le finalità delle Banche del Tempo?
In linea di massima le finalità per cui si organizzano le BdT possono essere così sintetizzate:

  • promuovere scambi di prestazioni finalizzati alla soddisfazione sia di esigenze pratiche, sia di bisogni di arricchimento culturale e di allargamento delle relazioni sociali;
  • facilitare la conciliazione dei tempi del lavoro retribuito con quelli del lavoro di cura familiare,
  • valorizzare competenze e vocazioni che altrimenti rischierebbero di rimanere inespresse sostenendo così percorsi di rafforzamento dell’autostima personale;
  • organizzare momenti e spazi di incontro, di comunicazione, di scambio intergenerazionale e interculturale;
  • contribuire al superamento di condizioni di isolamento, solitudine, emarginazione culturale e sociale.
Le Banche del Tempo sono riconosciute dalle istituzioni?
Le Banche del Tempo sono  previste  dalla legge 53/2000 che all’art.27 recita:

“Per favorire lo scambio di servizi e di vicinato, per facilitare l’utilizzo dei servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l’estensione della solidarietà nelle comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che intendano scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse, gli enti locali possono sostenere e promuovere la costituzione di associazioni denominate “banche del tempo”.

Gli enti locali, per favorire e sostenere le Banche del Tempo, possono disporre a loro favore l’utilizzo di locali e di servizi e organizzare attività di promozione, formazione e informazione. Possono altresì aderire alle Banche del Tempo e stipulare con esse accordi che prevedano scambi di tempo da destinare a prestazioni di mutuo aiuto a favore di singoli cittadini e della comunità locale.

Tali prestazioni devono essere compatibili con gli scopi statutari delle banche del tempo e non devono costituire modalità di esercizio delle attività istituzionali degli enti locali.”

Com’è nata l’Associazione Nazionale Banche del Tempo?
Nasce ad Alì Terme nel Giugno del 2007, con la sottoscrizione dell’Atto Costitutivo e dello Statuto, l’Associazione Nazionale Delle Banche del Tempo, grazie soprattutto all’attività e alla tenacia di otto donne rappresentanti di Banche del Tempo e Coordinamenti delle Regioni Italiane.. Sono state le animatrici del percorso che ha portato alla creazione di una RETE DELLE BANCHE DEL TEMPO costituita dalle stesse, in forma singola o associata.

Nel febbraio del 2008,Con la presentazione ufficiale dell’Associazione Nazionale era giunta a conclusione la fase di costituzione dell’organizzazione, ma lo sviluppo del progetto, rappresentava una sfida, a cominciare dalla mancanza di risorse finanziarie. Una sfida appassionante che è stata affrontata scommettendo sulla forza e la volontà delle Banche del Tempo di fare emergere tutta la potenzialità, l’originalità e la forza sociale di questa esperienza e grazie alla perseveranza del Consiglio direttivo nell’elaborare e realizzare gli obiettivi proposti dalle tessitrici del progetto.

L’Associazione Nazionale non è concepita come un’organizzazione gerarchica, ma come una rete, con “nodi” regionali e provinciali, che si propongono quali riferimenti per quella che è una delle principali finalità dell’Associazione, definita già nella Carta d’Intenti, vale a dire la diffusione delle BdT e il sostegno delle diverse iniziative di questo tipo. Le banche che aderiscono rimangono autonome nella progettualità e nell’organizzazione: non ci sono modelli da replicare, ogni banca mantiene la propria identità ed originalità. L’Associazione Nazionale vuole mantenere un profilo di coordinamento, e al tempo stesso stabilire criteri e principi che garantiscano il funzionamento e il riconoscimento dell’appartenenza. Creare cioè uno standard, non rigido ma tale da definire i parametri obbligatori per una organizzazione che voglia configurarsi come Banca del Tempo ed entrare a pieno titolo nella rete, incrementandola e usufruendo della possibilità di utilizzarne efficacemente e democraticamente tutti gli strumenti.

La capacità di fare rete rappresenta il primo impegno dell’Associazione Nazionale, affinché tutto il patrimonio accumulato in questi anni non vada disperso e diventi forza progettuale e contrattuale. Essere un soggetto visibile e coeso aiuta sul fronte interno a condividere percorsi, valori, organizzazione e su quello esterno a rafforzare le BdT nell’interlocuzione con le istituzioni. La nascita dell’Associazione inoltre è la risposta forte affinché le Banche del Tempo non rimangano chiuse nei singoli territori, ma possano diventare una risorsa nelle e per le città.

Perché la necessità di creare una associazione nazionale?
Motivazioni per la creazione dell’Assemblea nazionale:

  • Affermazione dell’identità delle BdT secondo parametri univoci;
  • Accesso ai finanziamenti nazionali ed europei, per promuovere progetti di più ampio respiro in cui possano inserirsi le BdT;
  • Facilitazione della comunicazione fra le BdT;
  • Incremento e sviluppo delle BdT;
  • Creazione di strumenti di ricerca, osservazione, formazione e progettazione, anche in raccordo con strutture di ricerca, partner istituzionali e non istituzionali.