Schema intervento C/ista Antonia Genco

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  • Presentazione

  • Esperienza Banca del Tempo Universitaria “Time In” presso l’Università La Sapienza di Roma

  • Riflessioni sulla:

  1. conciliazione dei tempi individuali e/con quelli istituzionali;
  2. riproducibilità del “fare Banca del Tempo”.
  • Ampliamento dei propri orizzonti come modus operandi della Banca:

  1. diversità = varietà dell’offerta;
  2. difetto/caratteristica = plusvalore
  • Esempi di vita reale come spunti per una concreta, viva e aperta esperienza di Banca del Tempo (nel mercato attraverso il web, nell’arte, nel lavoro personale della Dott.ssa Antonia Genco sia come assistente alla comunicazione che come designer dei servizi e architetto)

Abstract dell’intervento

La Banca del Tempo si inserisce in quelle forme di scambio ove non compare la razionalità utilitaristica ma il concetto del dono e della reciprocità.

Lo scambio di doni è inteso come atto sovra-individuale perché può superare l’opposizione tra individuo e il collettivo, ponendo le persone come membri di un insieme più vasto. Un insieme di atti unilaterali e discontinui, traffici e rapporti che si creano anche tra estranei.” (Godbout, 1993)

L’uomo è portatore di risorse e bisogni e per soddisfare i suoi bisogni attua uno scambio sociale che può essere definito come il meccanismo che spiega perché e sotto quali condizioni si attiva una relazione.

La società nel suo complesso diventa stratificata attraverso lo stesso tipo di differenziazione che caratterizza i suoi individui. (…) L’intera società è tenuta insieme dagli scambi.

La macrostruttura è la moltiplicazione della microstruttura attraverso la trasformazione di scambi interpersonali in ruoli, dei ruoli in organizzazioni e degli scambi tra organizzazioni al livello più macro.” (Collins, 1992)

L’esperienza della Banca del Tempo Universitaria “Time-in”, nata nel marzo del 2007 presso l’Università La Sapienza di Roma e chiusa circa due anni dopo, ha posto l’attenzione su due tematiche principali: la conciliazione dei tempi individuali con quelli globali ed in particolare con quelli delle istituzioni (non solo dunque tempi di vita e lavoro) e sulla riproducibilità del “fare Banca del Tempo” sia nella condizione temporale che nel “mantenersi al passo con i tempi”.

La seconda tematica risulta essere la più interessante soprattutto nella concezione di “ampliamento dei propri orizzonti”, (sociali, culturali e umani come scrive Benedetta Zatti nel progetto “Banca del Tempo dell’Università di Padova) che può basarsi sull’assunto che la diversità non è barriera ma può essere intesa come varietà d’offerta e che i difetti propri di ogni persona sono caratteristiche da intendersi come plus-valore.

In quest’ottica interculturale il legame sociale creato dal dono, e dunque dallo scambio Banca del Tempo, è l’unico che valorizza la diversità degli individui.

Sostiene a tal proposito Godbout:

il dono dunque non mette in rapporto entità uguali (come nello scambio mercantile la cui equivalenza può essere calcolata) ma nell’ambito di un universo percepito come radicalmente eterogeneo, intessuto di particolarità irriducibili, esso produce eguaglianza o meglio parità soltanto a posteriori, dopo aver postulato e segnalato una fondamentale differenza iniziale.”

Sulla base di questi spunti va lentamente riorganizzata e progettata la Banca del Tempo affinché si possa rafforzare e responsabilizzare il suo contributo nella società odierna rendendo ogni singolo operatore nonché correntista più consapevole del ruolo che investe, ricettivo del territorio (sia fisico che tematico) dove opera e che lo circonda, più attivo e aperto.

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