Il grande ritorno dei “nuovi” benefit aziendali

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Fonte: www.iodonna.it

ECONOMIA DOMESTICA – Le aziende si rivolgono a società specializzate nell’“ascolto dei bisogni” dei propri dipendenti, operai metalmeccanici compresi, da lì studiano menù di servizi alla persona.

 

Diceva Adriano Olivetti che “un sogno sembra un sogno, finché non ci lavori”. A quasi 60 anni dalla sua morte, al sogno de “la fabbrica per l’uomo” sembra ci stiano lavorando più della metà degli imprenditori italiani, secondo le ultime rilevazioni. Una corsa a offrire ai dipendenti senza distinzione di anzianità, genere, ruolo, servizi sempre più sofisticati e su misura. Olivetti fu il primo a parlare di welfare system (anche) sotto il fascismo e con questo impatto anche l’ultimo.

Dopo di lui il sistema si è accartocciato su bonus e benefit per i soli dirigenti, dunque per lo più uomini. In coda alla Grande Crisi, però, la ricetta di Olivetti sembra l’unica in grado di funzionare. La spinta forte è arrivata lo scorso anno con la detassazione delle prestazioni non monetarie. Visite mediche, studio, formazione, attività culturali, tempo libero e banca del tempo, viaggi.

E poi congedi per i padri, per i figli con genitori anziani, assistenza per le vittime di violenza. Le aziende si rivolgono a società specializzate nell’“ascolto dei bisogni” dei propri dipendenti, operai metalmeccanici compresi, da lì studiano menù di servizi alla persona. La creatività è spinta, tra formule dai nomi evocativi come Ambrogioperme, il maggiordomo personale. E il vantaggio significativo: un premio di produzione per esempio di 100 euro pagato in servizi esentasse conserva il suo valore, trasferito in busta paga corrisponde a un netto di 60 euro. Tutto da pesare, invece, è il costo della doppia esclusione di chi un lavoro fisso non ce l’ha.

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