La Formazione

L’Associazione Nazionale si è posta, sin dal sua nascere, l’obiettivo della formazione come processo di costruzione dell’identità e del modello di sviluppo delle Banche del Tempo.

Il tema della formazione è stato uno degli argomenti che abbiamo messo al centro delle nostre discussioni e riflessioni nella convinzione che un’organizzazione non può nascere, svilupparsi, crescere senza la consapevolezza di se. La nostra stessa natura è stata “plasmata“ dal dibattito interno, dai seminari di riflessione e dalla manifestazione d’intesa del 2004 che hanno fissato i principi e i valori delle Banche del Tempo. Nel convegno del maggio 2006 a Roma, organizzammo il primo seminario con Susi Zanardo che ci propose un interessante tema di riflessione come quello del rapporto tra reciprocità e dono. Un seminario intenso di contenuti e spunti di dibattito e riflessioni che si concluse con un documento che presentammo al convegno. Le Banche del Tempo hanno ormai una visione etico/filosofica comune che si riconosce nei valori fondamentali della reciprocità e del mutuo aiuto. Rappresentano una importante esperienza laica caratterizzata dalla forte presenza femminile.

Il modello da cui l’esperienza delle BdT è informata è quello dell’amicizia politica: rientra nella sfera dei beni relazionali.

L’elemento dello scambio dice della cornice normativa, lo Statuto, entro i cui confini l’esperienza assume il proprio senso e la sua identità, rispetto ad altri modelli di donazione, come quello della famiglia o dell’amicizia in senso stretto.

Lo statuto funge da protezione rispetto alla domanda di donazione incondizionata. Infatti, lo scambio nell’esperienza della BdT, è più oggettivato, senza però che venga meno il qualitativo della sfera dei beni relazionali. La BdT fornisce un contesto che, come insegna Donati, è fatto di modelli culturali, norme sociali, scopi istituzionali e risorse. Questo contesto è essenziale perché rappresenta una sorta di fondo comune (una forma di vita, potremmo dire) cui richiamarsi quando si tratta di rimotivarsi o di riflettere insieme.

Salvaguardando quindi l’identità e l’autonomia di ogni realtà che decide di partecipare alla rete, fondiamo un’associazione in cui c’è condivisione di questi obiettivi fondamentali e l’impegno a valorizzare le esperienze, le risorse, la formazione a livello nazionale.

Così è nata l’Associazione: il bisogno di guardarci come in uno specchio e scoprirsi simili ma differenti ci dava e ci da forza per continuare a percorrere insieme quel tratto di strada per prenderci per mano, sostenerci, conoscerci e progettare il nostro andare, costruendo una narrazione collettiva.

E la formazione, soprattutto in un processo di costruzione dell’associazione, deve essere necessariamente continua e permanente.

L’indagine di Torino del 2010, rendeva evidente due aspetti rispetto questo tema:

  1. Le banche che svolgono attività formative rispetto alla comunità
  2. Le banche che chiedono formazione

Nel primo caso anche se le Banche del Tempo tendenzialmente sono molto aperte ad aderire a una rete di Banche del Tempo e di associazioni, il dato ci dice che solo il 37% delle stesse svolgono attività formative nei confronti della comunità.

Nel secondo caso le Banche del Tempo che sentono la necessità di svolgimento di attività formative sono 93%.

La risposta a questi bisogni e richieste naturalmente implica un grande lavoro, molto tempo e naturalmente dei fondi. Abbiamo lavorato come direttivo alla proposta di formazione per unificare, salve fatte le esigenze singole dei territori, anche sulla base delle esperienze di questi anni, un percorso formativo. Fino ad oggi ogni banca si costruiva un proprio percorso formativo e non ci sono stati confronti con altre banche ed esperienze, oggi, con l’associazione nazionale l’elaborazione diventa collettiva.

In effetti ci siamo accorti che questo ”agire” è fondamentale per la sinergia tra amministrazioni e Banche del Tempo: infatti le banche senza l’apporto dell’amministrazione locale hanno una vita precaria e le amministrazioni, normalmente, non conoscono il valore delle banche prima di quest’azione.

Il progetto Grundtvig ha messo in campo in maniera più strutturata il nostro lavoro per l’elaborazione di un percorso formativo europeo. Certo tutto questo implica impegno e studio, risorse umane e risorse finanziarie non sempre anzi quasi mai, disponibili.

Noi pensiamo che al nostro interno abbiamo risorse alle quali ricorrere e sulle quali investire per rendere la nostra associazione più adeguata ai compiti che ci aspettano con l’espandersi delle esperienze. Pensiamo al nostro capitale che come dice Montebugnoli è fatto da ”capitali umani” fatti di competenze, energie, disponibilità di tempo; “capitali sociali” fatti di relazioni, solidarietà, fiducia; “capitali fisici” fatti di spazi, strutture, materiali. Mettere insieme tutte queste risorse vuol dire costruire dei piccoli laboratori territoriali ma anche, con le nuove tecnologie, laboratori extraterritoriali, attivazione di stage d’ informazione con l’università, possono essere laboratori di osservazione delle dinamiche o dei bisogni dei cittadini, delle persone che frequentano le Banche del Tempo (studio molto utile agli enti locali come osservatori diretti dei bisogni e delle proposte a tali bisogni). E ricostruire cioè dal basso anche la trama di relazioni tra noi.

Grazie alla partecipazione al progetto Grundtvig, abbiamo messo a fuoco tecniche di formazione specifiche sulle Banche del Tempo.

Tutto ciò si è collegato agli obiettivi che le Banche del Tempo italiane, attraverso la costituzione e la vita dell’ANBDT, si erano date e che comprendeva la formazione.

Dalla nascita delle Banche del Tempo, si è stabilito il presupposto della formazione. Come ANBDT dobbiamo porci l’obiettivo di fare formazione a tutte le nuove BdT e prevedere momenti formativi in itinere e quindi, formare formatori. Come ANBDT abbiamo definito delle regole per chi intende proporsi come formatore perché a loro volta possano coprire tutti i territori.

Dall’esperienza del progetto Grundtvig abbiamo discusso e proposto un itinerario perché i formatori abbiano determinate competenze:

  • Vivere la vita delle BdT attraverso l’appartenenza a una Banca del Tempo;
  • Avere competenza come docenti;
  • Condividere obiettivi, regole e metodologia delle BdT;
  • Condividere le esperienze e i risultati nel gruppo dei formatori attraverso continui aggiornamenti e confronti fra i membri del gruppo.

Abbiamo attivato in questi anni laboratori di formazione nel Lazio, in Puglia, Basilicata, in Umbria, in Lombardia, in Liguria, in Emilia Romagna, in Sicilia, in Sardegna, in Friuli, in Alto Adige, in Campania.

Particolarmente interessanti sono stati i laboratori di formazione organizzati a Grado e ad ArtaTerme. In questo ultimo incontro, le banche presenti e il direttivo hanno redatto un documento inviato poi al governo circa l’iter della legge sul terzo settore.

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