Fare una società diversa

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Fonte: www.comune-info.net

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di Paolo Cacciari*

La Provincia Autonoma di Trento, grazie ai suoi poteri speciali e ad una antica consuetudine in materia di solidarietà sociale (lo si è visto anche per gli aiuti ai terremotati nelle Marche e Lazio), è una delle prime istituzione italiane (assieme a Lazio ed Emilia Romagna) a varare una normativa che riconosce la specificità e favorisce la diffusione dell’economia solidale. Ma ci sono voluti ben sei anni per entrare nella fase operativa che prevede la iscrizione degli operatori nei tredici settori economici stabiliti dalla Legge Provinciale n.13 del 17 giugno 2010.

Un lungo lavoro svolto dal Tavolo provinciale istituito dalla legge (che si compone di undici membri di nomina mista, sei dei quali eletti dal mondo dell’associazionismo, delle imprese, delle aziende agricole, delle cooperative, e che si avvale di una segreteria tecnica, oltre che degli uffici provinciali) per stabilire con appositi disciplinari i requisiti di ingresso e i criteri di accreditamento. In pratica i 43 soggetti economici (imprese, cooperative, enti o altro) che fino ad oggi hanno passato l’esame si sono impegnati a svolgere la loro attività soddisfacendo a requisiti (codici etici di condotta e modalità organizzative interne) molto stringenti in materia di trasparenza informativa e gestionale, trattamento e formazione del personale, inserimenti lavorativi di persone che vivono forme di disagio, apertura al servizio civile europeo, chiusura dei cicli dell’energia e dei materiali impiegati nei cicli produttivi, eco-compatibilità e tracciabilità, governace e molto altro ancora declinato nei vari ambiti: prodotti agricoli e agroalimentari biologici e biodinamici; commercio equo e solidale; welfare di comunità; filiera corta e garanzia della qualità alimentare; edilizia sostenibile e bioedilizia; risparmio energetico ed energie rinnovabili; finanza etica; mobilità sostenibile; riuso e riciclo di materiali e beni; sistemi di scambio locale; software libero; turismo responsabile e sostenibile; consumo critico e gruppi di acquisto solidale.

Agli operatori viene richiesto molto di più della normale “responsabilità sociale di impresa” e dei certificati standard Iso 14.000, Ecolabel, Eco-bio. In particolare gli indirizzi della Provincia spingono gli operatori in direzione della creazione di associazioni di secondo grado per meglio rispondere ai sistemi territoriali locali, distretti e filiere di produzione.

Manuela e Mario sono i pilastri della segreteria tecnica. Hanno appena finito di organizzare a Trento la settimana dell’economia solidale. Una fucina di idee e progetti: corsi per i Gruppi di acquisto solidale, una filiera corta del grano, l’uso delle bici per le consegne delle merci dentro la città, corsi di formazione e conferenze sull’economia circolare, sull’ospitalità green e molto altro. Anche il Comune di Trento partecipa alla sfida dell’economia solidale. L’assessore comunale Roberto Stanchina elenca i progetti: un asilo “passivo” in bioedilizia, il mercato solidale del giovedì in Piazza Santa Maria Maggiore, le feste del riuso e del riciclo e consegne con cargobike.

* Autore di articoli e saggi sulla decrescita e sui temi dei beni comuni (l’articolo di questa pagina è stato pubblicato anche da Left), ha aderito alla campagna Facciamo Comune insieme. Il suo ultimo libro è “101 Piccole rivoluzioni. Storie di economia solidale e buone pratiche dal basso” (Altreconomia). “Vie di fuga” (edito da Marotta&Cafiero) – un saggio splendido su crisi, beni comuni, lavoro e democrazia nella prospettiva della decrescita .

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