E se cambiassimo economia?

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Se economia vuol dire la migliore gestione possibile delle risorse per soddisfare i bisogni dell’individuo e della comunità, allora la nostra economia, tiranneggiata dal denaro e dalla tecnologia fino all’inverosimile, ha fallito pienamente il suo compito.

Solitudine, disperazione, emarginazione sono gli effetti psicologici e sociali di chi non riesce ad adeguarsi, di chi non ce la fa a reggere ritmi, novità, richieste di una società in continuo, vertiginoso cambiamento. Disoccupati, pensionati, disabili, stranieri, troppo giovani o troppo vecchi, single per scelta o necessità sono gli elementi fragili di un sistema che fra difficoltà e contraddizioni di ogni genere ha perduto i punti di riferimento essenziali per l’uomo. Quelle che nel secolo scorso erano realtà solide a sostegno dei momenti cruciali dell’esistenza – famiglia, amicizie, comunità, istituzioni – oggi consumate come oggetti immediatamente fuori moda e rimpiazzate dai contatti aleatori dei social e dei media.

L’interconnessione virtuale planetaria crea una solitudine reale di proporzioni gigantesche: l’uomo, bambino, adolescente, l’uomo che si misura con le prove difficili dell’esistenza – dal lavoro, ad una separazione, all’inserimento in un nuovo contesto, al pensionamento – quell’uomo si ritrova irrimediabilmente solo. Il denaro, poco o tanto che sia, il denaro cercato, speso, perduto non riesce e non può soddisfare bisogni affettivi, riempire vuoti esistenziali, creare legami di sostegno e condivisione.

Cosa abbiamo sbagliato in questa infinita corsa al benessere fatto di cose materiali, di oggetti sempre diversi, di esperienze nuove? Cosa non abbiamo previsto in questa euforia del progresso consumistico, cosa abbiamo mal calcolato se abbiamo perduto, forse irrimediabilmente, valori, contenuti, relazioni che costituiscono le radici dell’umanità. Era l’uomo automa, programmato e diretto da un sistema impersonale e cinico quello a cui aspiravamo? Era l’uomo merce o mercificato? Se questo è il risultato abbiamo fatto una ben misera scelta. Depressi, suicidi, fragili e sbandati di ogni foggia sono i prodotti ultimi delle scelte scellerate del progresso capitalistico e tecnologico. Dove va l’umanità?

Occorre fermarsi e cambiare direzione, anche guardando al passato, quello buono delle piccole comunità contadine e dei piccoli borghi. I nostri nonni si aiutavano a vicenda nei momenti di necessità; fra errori e riparazioni la vita dava possibilità di farcela a chiunque. Ricerchiamo nel passato la saggezza per creare un nuovo presente. Non si tratta di ridiventare poveri, di rinunciare alle comodità cui siamo abituati. Si tratta di recuperare i valori umani, le relazioni di solidarietà, l’abitudine all’aiuto reciproco, la generosità, la gratitudine. Smettiamola con i cancelli a difesa della nostra privacy, apriamoci all’altro e sorridiamogli: scopriremo che vive le nostre stesse emozioni. E se non gli regaliamo oggetti o denaro, ma gli dedichiamo un pò del nostro tempo “sono qui per te, per aiutarti, condividere, sostenere, partecipare” scopriremo che nel frattempo anche noi diventiamo più felici. Creiamo insieme una nuova economia, un’economia di reciproca solidarietà.

L’ECONOMIA DEL “TEMPO IN DONO” .

Marcella Franchino

(Presidente della BdT “Il Tempo Che Vuoi” di Catania)

Sito Internet: www.bancadeltempo-iltempochevuoi.it

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