Cronistoria di una grande esperienza sociale

Le Banche del Tempo in Italia

La prime Banche del Tempo sbocciano nel 1995 in Emilia Romagna. L’esperienza delle BdT italiane ha una sua connotazione originale e un’elaborazione che non nascono per fare fronte a una crisi sociale ed economica, come era accaduto nell’esperienza dell’Europa del Nord, ma all’interno di una strategia di costruzione di legami sociali e sotto l’influsso delle elaborazioni, soprattutto ad opera del pensiero delle donne, sulla conciliazione dei tempi di vita come questione di rilevanza sociale e politica, da non continuare a relegare nella sfera privata.

Già almeno dalla metà degli anni 80, le donne, per citare le parole usate da Livia Turco nel raccontare la storia delle legge n. 53 del 20001) “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi della città”. L’art. 27 riconosce le Banche del Tempo come organizzazioni i cui aderenti “intendono scambiare parte del loro tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse” e stabilisce che gli enti locali possano promuoverle e sostenerle:

“erano impegnate in una battaglia sociale, culturale, politica che aveva come centro il costruire l’identità femminile e che significava scoprire una interiorità delle donne molto complessa, fatta di tanti tempi e questa scoperta di sé portò a dire allora “esiste un tempo delle donne” prendendone consapevolezza, un tempo segnato da una ambivalenza tempo per sé, per gli altri, ma il tempo della donna gigante che deve fare le acrobazie e fare la fatica. Da questa scoperta del tempo delle donne nacque una riflessione delle donne su di sé ma anche la ricerca di strategie sociali informative e in quel momento ci fu l’incrocio di esperienze, studi di donne di un femminismo che mise al centro del dibattito pubblico una nuova concezione del lavoro, la necessità di tenere insieme il lavoro produttivo e quello riproduttivo e di riconciliare i vari tempi della vita”2)Tratto dall’intervento di Livia Turco al convegno europeo “Tempo di reciprocità e di inclusione sociale”, Roma 28 maggio 2010

Questo fermento culturale nel 1988 trova espressione in una iniziativa di legge popolare che in poco tempo raccoglie 300.000 firme, sospinta da uno slancio che accomuna donne di condizioni sociali molto diverse, dalle braccianti alle imprenditrici. Tra le prime firmatarie c’è anche la Presidente della Camera, Nilde Iotti, che nell’iniziativa vede “il cuore delle donne”. Tuttavia, come succede regolarmente alle proposte di legge di iniziativa popolare, anche questa si arena e bisogna aspettare l’8 marzo del 2000 perché venga approvata la citata legge n. 53, sotto l’impulso appunto di Livia Turco nel ruolo di Ministra della Solidarietà Sociale.

Nel frattempo però diverse amministrazioni comunali hanno varato i “Piani dei tempi e degli orari della Città”, anticipando le previsioni della l. 53, e sono nate numerose Banche del Tempo (alcune proprio nell’ambito di tali Piani), precorrendo il riconoscimento legislativo del 2000.

Alla fine del 1995, Adele Grisendi direttore del “Cittadino ritrovato”, idea e dirige l’Osservatorio Nazionale ”Tempomat” che ha sede in Roma presso la CGIL nazionale.

Tempomat raccoglie la documentazione delle Banche del Tempo e ne effettua il censimento costante, organizza convegni, attiva laboratori di formazione, diventando in breve tempo il centro di propulsione dell’esperienza italiana e trasformando una vivace sperimentazione volontaristica in un vero e proprio progetto sociale e politico. Le Banche del Tempo così si diffondono, soprattutto nel centro e nel nord d’Italia: alla fine del 2003, anno in cui l’osservatorio in Cgil chiude, se ne contano circa 250.

Si tratta di entità molto diversificate, per dimensione e per tipologia organizzativa: gruppi informali, associazioni ad hoc, gruppi che operano all’interno di associazioni che svolgono anche altre attività, esperienze direttamente gestite da enti locali. Nascono tuttavia da un background culturale e sociale comune, da cui derivano le connotazioni che distinguono l’esperienza italiana da quella dei Paesi dell’Europa del Nord, alla quale pure inizialmente si è fatto riferimento. In effetti le BdT in Italia non nascono per sopperire alle difficoltà economiche create dalla deindustrializzazione, come nel Regno Unito. Nascono per aiutare la conciliazione dei tempi di vita, per valorizzare attività misconosciute dal mercato, com’è tipicamente il lavoro di cura svolto prevalentemente dalle donne. In questa prospettiva si stabilisce che “un’ora vale un’ora”, principio rivoluzionario che annulla la gerarchia dei valori attribuiti dal mercato. La pari dignità delle attività scambiate è il pilastro su cui si regge la strategia di costruzione di legami sociali solidali che le Banche del Tempo italiane privilegiano come missione, anche al di là della utilità pratica, pur non trascurabile. Come dice Livia Turco, a proposito della visione che collega l’iniziativa del 1988 con la legge 53:

“Politica pubblica e sociale buona è tutto ciò che promuove il legame sociale, promuove ciò che fa stare le persone in compagnia. Per questo sono importanti la molteplicità, la mescolanza, approccio tipico delle donne. … La legge sarebbe stata impensabile se dietro non ci fosse stata la creatività sociale delle donne e quindi non è un caso se le stagioni migliori della politica sono quando c’è questo incontro fra creatività e politica“3)Op. cit.

La gestazione dell’Associazione Nazionale

Con la chiusura di Tempomat viene meno l’azione di raccordo, di sostegno svolta dall’Osservatorio. Le Banche del Tempo in generale continuano ad operare nei rispettivi territori, ma stentano a relazionarsi tra loro, scarseggiano le occasioni di confronto e incontro, ridotte a sporadici convegni organizzati per lo più da enti locali. Il significato e la forza espansiva del progetto rischiano di esaurirsi rapidamente, in mancanza di strumenti di condivisione di un’esperienza così peculiare e senza un organismo di coordinamento che formuli linee guida e supporti il funzionamento di una rete volta all’autopromozione e al sostegno delle BdT.

Dall’esigenza di rompere l’isolamento, di riallacciare il filo che unisce la banche parte il processo che porterà alla costituzione nel 2007 dell’Associazione Nazionale delle Banche del Tempo.

La scintilla scocca nell’Aprile del 2004 in occasione di un convegno organizzato dal Comune di Firenze in cui ci incontrammo tante Banche del Tempo: dalla Sicilia alla Liguria, dalla Lombardia al Veneto, dal Lazio alla Toscana, dall’Emilia Romagna al Piemonte.

Ricorda Marialuisa Petrucci, presidente onorario dell’ANBDT:

“Ho ancora vivo il ricordo di quella mattina e sento ancora l’emozione di trovarmi a relazionare, come mi era stato chiesto, dell’esperienza delle Banche del Tempo di Roma. Era la prima volta che ci si incontrava dopo la chiusura di Tempomat. Alla fine della relazione sentivo un’aria come sospesa, volevo comunicare quello stato d’animo che in fondo, seppi dopo, sentivano anche le amiche e gli amici presenti, qualcosa che andasse oltre la comunicazione delle nostre esperienze, avevo voglia di rivederle tutte e tutti, riallacciare il filo rosso che ci accumunava in una delle esperienze più originali e coinvolgenti. Così mi sentii proporre: “E sapete cosa vi dico, perché non venite tutti a Roma in una festa in cui ricominciamo a tessere la nostra rete?”. Ancora ho nel cuore l’applauso scrosciante e liberatorio che suonò nella sala.

Nina Di Nuzzo, presidente della BdT di Alì Terme, ci invitò al convegno di inizio estate a giugno, ad Alì Terme, dove alcune rappresentanti di un gruppo di Banche del Tempo iniziarono un percorso di riflessione e di elaborazione con l’intento di coinvolgere progressivamente altre BdT. Si convenne che ciò che unisce le BdT italiane è una comune e forte matrice identitaria e culturale, sulla quale si volle puntare per la creazione di una rete nazionale, come spazio di valorizzazione di tutte le esperienze, di confronto e condivisione, di rafforzamento reciproco, di nuovo impulso espansivo e progettuale. Fu stilata, quindi, in quella occasione la “Manifestazione d’intesa”, che ha fissato i valori in cui si riconoscono le BdT, i principi fondativi dell’organizzazione a cui si voleva dare vita e si indicavano le modalità per arrivare a questo traguardo: un percorso di riflessione ed elaborazione nel quale coinvolgere il maggior numero possibile di BdT, con un approccio inclusivo, come è consono alla nostra cultura. E’ stato l’inizio di un itinerario con tappe costituite da varie occasioni d’incontro a livello nazionale.

Il primo appuntamento, così come promesso a Firenze, ebbe luogo a Roma il 25 settembre 2004, nel convegno “Per una rete nazionale di Banche del Tempo”, nel cui ambito fu presentata la “Manifestazione d’intesa”. La straordinaria partecipazione delle Banche del Tempo italiane, del Sindaco Veltroni, dell’Assessora alle Politiche per la Semplificazione, la Comunicazione e le Pari Opportunità del Comune di Roma, Mariella Gramaglia, del Presidente della Provincia, dell’Assessora ai Tempi e orari della Provincia di Torino Aurora Tesio e della Delegata alle Pari Opportunità della Provincia di Rimini, Leonina Grossi, conferì alla Manifestazione d’intesa il valore di un atto fondativo. Il documento formalizzava la volontà dei soggetti firmatari di farsi promotori della realizzazione di un collegamento tra le Banche del Tempo italiane non episodico ma organizzato in una logica di rete, (basato quindi sul rispetto dell’autonomia dei partner e sull’assenza di rapporti gerarchici), secondo modalità da concordare tra tutti i soggetti interessati, nell’ambito di un percorso progettuale condiviso. La proposta partiva dal riconoscimento dei comuni ideali e principi, a cui fanno riferimento le BdT italiane, al di là delle differenze organizzative e dimensionali, ed era diretta a proiettare in una dimensione nazionale la loro funzione di costruzione di spazi “politici”, nel significato proprio del concetto, che si riallaccia all’immagine della polis, in quanto arena pubblica di cittadini consapevoli, che identificano nel TEMPO una risorsa sociale da organizzare e autogestire per il bene comune. Soggetti politici in questo senso, le diverse BdT, collegandosi tra loro, avrebbero potuto meglio sviluppare quelle capacità operative e progettuali che le rendono attori importanti nell’elaborazione e nella realizzazione di politiche sociali innovative, basate sulla partecipazione attiva dei cittadini.

Tutti gli interventi al convegno sottolinearono l’importanza della costruzione della rete nazionale e i vari rappresentanti delle Banche del Tempo che presero la parola si dichiararono, in linea di massima, disponibili a partecipare a un lavoro comune, finalizzato sia alla definizione degli ambiti di collaborazione e del tipo di organizzazione da porre in essere, sia alla diffusione delle esperienze di BdT e alla crescita della loro forza progettuale e operativa.

Nell’ambito di questo programma un aspetto importante era costituito dallo sviluppo delle capacità propositive delle banche, nel loro insieme e singolarmente, nei confronti delle istituzioni. Da questo punto di vista appariva promettente l’interesse per l’iniziativa dimostrato dai numerosi rappresentanti delle amministrazioni locali presenti all’incontro.

Un altro appuntamento importante nell’iter della discussione e riflessione ebbe luogo a Preganziol (TV), nel Marzo 2005. Per la prima volta ci si pose il problema di come la rete potesse finanziarsi e di come le BdT potessero supportare l’organizzazione, stante la diversità tra di esse. Il Coordinamento Banche del Tempo di Roma mise a disposizione, nel caso ce ne fosse stato bisogno, la propria sede e strumenti operativi come base per l’avvio del processo. In merito a queste questioni si propose di preparare un piano di fattibilità.

L’assemblea votò la proposta di costruire, nelle regioni di appartenenza delle BdT, i NODI territoriali, luoghi di aggregazioni e di tessitura della rete preposti alla diffusione e al consolidamento delle BdT nei diversi ambiti geografici.

La tappa successiva fu costituita dalla Festa Convegno di Inizio Estate ad Ali Terme (giugno 2005), dove viene redatto un documento di sintesi.

Erano presenti: Coordinamento di Milano, Coordinamento di Torino, Coordinamento del Triveneto, Coordinamento di Roma, BdT di Ali Terme, Bdt di Recanati, BdT Giratempo di Genova. Ha partecipato ai lavori Rosa Amorevole e la Provincia di Torino è stata presente nella persona di Alessio Forgelli in rappresentanza di Aurora Tesio.

Tutti i partecipanti si sono trovatati concordi sulla necessità di un collegamento fra BdT e sulla creazione di organismi quali i Coordinamenti. Per ciò che riguarda la tipologia della struttura si è convenuto di accettare la costituzione di una Rete, all’interno della quale ciascuna BdT e/o Coordinamento possa mantenere la propria identità, in relazione a come sono venuti configurandosi e a quanto realizzato negli anni.

Il Progetto prende forma

Il 5 maggio 2006 in occasione del Convegno nazionale “10 anni e lode” per i primi dieci anni delle Banche del Tempo di Roma, è stato presentato il documento: Per una rete nazionale delle Banche del Tempo, elaborato dai gruppi di lavoro costituitisi per lo sviluppo del progetto.

Alì Terme, 30 giugno e 1 luglio 2006: I soggetti promotori si organizzano in Comitato per la Rete Nazionale delle Banche del Tempo, allo scopo di realizzare una struttura nazionale in grado di recepire e realizzare le finalità già espresse nella “Manifestazione d’Intesa” del 2004 ad Alì Terme. Si confermano le motivazioni della costituenda organizzazione e si stabiliscono gli obiettivi che il Comitato si impegna a realizzare entro un anno in questi termini:

Motivazioni per la creazione dell’Assemblea nazionale

  • Affermazione dell’identità delle BdT secondo parametri univoci;
  • Accesso ai finanziamenti nazionali ed europei, per promuovere progetti di più ampio respiro in cui possano inserirsi le BdT;
  • Facilitazione della comunicazione fra le BdT;
  • Incremento e sviluppo delle BdT;
  • Creazione di strumenti di ricerca, osservazione, formazione e progettazione, anche in raccordo con strutture di ricerca, partner istituzionali e non istituzionali.

Obbiettivi del Comitato

  1. Elaborare la bozza di Statuto;
  2. Convocare l’Assemblea dei delegati per la costituzione della Rete Nazionale.

Per questo percorso il Comitato prevede alcune tappe intermedie

  1. Raccogliere entro il 31 dicembre 2006 le adesioni delle BdT o dei Coordinamenti alla costituenda Rete Nazionale;
  2. Raccogliere, entro la stessa data, proposte/suggerimenti/integrazioni rispetto al presente documento;
  3. Raccogliere entro la stessa data la presentazione di proposte per un Logo ufficiale per la Rete Nazionale;
  4. Stilare entro il 31 Marzo 2007 la bozza di Statuto che verrà rimandata in rete per l’approvazione definitiva;
  5. Ricevere entro il 30 Aprile dalle BdT e dai Coordinamenti i nominativi dei propri delegati all’Assemblea Costituente;
  6. Convocare entro il 31 Maggio 2007 l’Assemblea Costituente della Rete Nazionale.

Riguardo alla struttura dell’Associazione nazionale, si stabilisce che:

  1. La Rete Nazionale sarà gestita garantendo la piena autonomia delle singole BdT nella gestione interna e nei rapporti con gli enti locali, non volendo interferire nella loro conduzione, ma offrendosi come strumento di supporto e di crescita.
  2. La Rete Nazionale promuoverà al proprio interno la costituzione di Nodi Regionali e Provinciali, come organi di supporto locale e di collegamento delle realtà territoriali.
  3. La Rete Nazionale sarà formata da tutte le BdT e i Coordinamenti aderenti che saranno rappresentati, nell’assemblea nazionale, in misura di un delegato fino a 500 aderenti/correntisti di BdT su base provinciale e dai Presidenti e/o dai Portavoce dei Coordinamenti.
  4. La Rete Nazionale si doterà di propri organi di gestione costituiti da un Consiglio Direttivo eletto dall’Assemblea dei delegati, ed un Presidente eletto dal Consiglio direttivo.

 Il 26 e il 27 Gennaio 2007 si incontrano a Roma i membri del Comitato promotore e alcuni rappresenti di Banche del Tempo per elaborare e stendere lo statuto con il supporto di consulenti del Centro del volontariato. Vengono inoltre esaminate le proposte arrivate dalle banche circa la definizione del nome e del logo dell’associazione.

Dopo ampia discussione viene approvata a maggioranza la denominazione Associazione Nazionale Banche del Tempo e si sceglie come logo una clessidra a forma di farfalla.

Realizzazione dell’Associazione Nazionale

Ad Alì Terme nel Giugno 2007 il Comitato promotore si riunisce per gli ultimi ritocchi allo statuto, che viene votato dall’Assemblea ivi convocata. Per il primo mandato triennale i partecipanti stabiliscono che membri del Consiglio Direttivo siano:

Petrucci Maria Luisa, Di Nuzzo Antonina, Pratella Grazia, Russo Marta, Ruggeri Erminia, Cappa Fiora, Mazzon Gabriella, Grossi Leonina. Presidente viene nominata Petrucci Maria Luisa.

Nasce così ad Alì Terme nel Giugno del 2007, con la sottoscrizione dell’Atto Costitutivo e dello Statuto, l’Associazione Nazionale Delle Banche del Tempo, grazie soprattutto all’attività e alla tenacia di otto donne rappresentanti di Banche del Tempo e Coordinamenti delle Regioni Italiane. Sono: Bdt di Ali Terme con Nina Di Nuzzo e Laura Fleres, Coordinamento BdT di Roma con Marialuisa Petrucci e Giovanna Petitta, Coordinamento del Triveneto con Gabriella Mazzon, Piero Grosso e Silvia Colussi, BdT di Gallarate con Fiora Cappa e con il contributo di Rosa Amorevole. Sono state le animatrici del percorso che ha portato alla creazione di una RETE DELLE BANCHE DEL TEMPO costituita dalle stesse, in forma singola o associata.

Il Coordinamento delle BdT di Roma mette a disposizione la propria sede con relative attrezzature, nonché la collaborazione delle due operatrici e dell’amministratore operanti nella sua segreteria, come aveva promesso a Preganziol. Il Coordinamento di Milano si offre per creare e gestire il sito dell’Associazione Nazionale.

Nel febbraio del 2008, nella prestigiosa sala della Protomoteca in Campidoglio in Roma, si presenta l’Associazione nel convegno dal titolo significativo “Tempo da Tessere”. L’incontro tra le Banche del Tempo italiane è avvenuto, come di consueto, in un clima di gioiosa atmosfera resa ancora più significativa dal conseguimento dell’ambizioso e importante obiettivo per il quale tutte e tutti avevamo lavorato intensamente.

Con la presentazione ufficiale dell’Associazione Nazionale era giunta a conclusione la fase di costituzione dell’organizzazione, ma lo sviluppo del progetto, rappresentava una sfida, a cominciare dalla mancanza di risorse finanziarie. Una sfida appassionante che è stata affrontata scommettendo sulla forza e la volontà delle Banche del Tempo di fare emergere tutta la potenzialità, l’originalità e la forza sociale di questa esperienza e grazie alla perseveranza del Consiglio direttivo nell’elaborare e realizzare gli obiettivi proposti dalle tessitrici del progetto.

L’Associazione Nazionale non è concepita come un’organizzazione gerarchica, ma come una rete, con “nodi” regionali e provinciali, che si propongono quali riferimenti per quella che è una delle principali finalità dell’Associazione, definita già nella Carta d’Intenti, vale a dire la diffusione delle BdT e il sostegno delle diverse iniziative di questo tipo. Le banche che aderiscono rimangono autonome nella progettualità e nell’organizzazione: non ci sono modelli da replicare, ogni banca mantiene la propria identità ed originalità. L’Associazione Nazionale vuole mantenere un profilo di coordinamento, e al tempo stesso stabilire criteri e principi che garantiscano il funzionamento e il riconoscimento dell’appartenenza. Creare cioè uno standard, non rigido ma tale da definire i parametri obbligatori per una organizzazione che voglia configurarsi come Banca del Tempo ed entrare a pieno titolo nella rete, incrementandola e usufruendo della possibilità di utilizzarne efficacemente e democraticamente tutti gli strumenti.

La capacità di fare rete rappresenta il primo impegno dell’Associazione Nazionale, affinché tutto il patrimonio accumulato in questi anni non vada disperso e diventi forza progettuale e contrattuale. Essere un soggetto visibile e coeso aiuta sul fronte interno a condividere percorsi, valori, organizzazione e su quello esterno a rafforzare le BdT nell’interlocuzione con le istituzioni. La nascita dell’Associazione inoltre è la risposta forte affinché le Banche del Tempo non rimangano chiuse nei singoli territori, ma possano diventare una risorsa nelle e per le città.

 

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Riferimenti   [ + ]

1. “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi della città”. L’art. 27 riconosce le Banche del Tempo come organizzazioni i cui aderenti “intendono scambiare parte del loro tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse” e stabilisce che gli enti locali possano promuoverle e sostenerle
2. Tratto dall’intervento di Livia Turco al convegno europeo “Tempo di reciprocità e di inclusione sociale”, Roma 28 maggio 2010
3. Op. cit.