Cacciari e le 101 pratiche dal basso che fanno economia solidale “Al primo posto le relazioni sociali”

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Fonte: www.parmapress24.it

“Il pregio di questo libro è di aver fatto un censimento di pratiche che si stanno differenziando in Italia e di provare a leggerle attraverso lo sguardo dell’economia solidale che connette temi e questioni diverse: mette insieme pratiche di consuming, conflitti ambientali, cibo, terra, produzione responsabile, beni comuni, forme diverse di consumo e di come si possano radicare economie sociali nello Stato” introduce così Marco Deriu, docente di Sociologia ambientale dell’Università di Parma, l’incontro del Festival dello Sviluppo sostenibile, presso la libreria Fiaccadori, in cui è stato presentato il libro di Paolo Cacciari, giornalista e attivista, “101 piccole rivoluzioni, storie di economia solidale e di buone pratiche dal basso”.

“Scrivo per il settimanale Left dove ho una rubrica intitolata piccole rivoluzioni dove racconto storie di persone, piccoli gruppi che mettono in attivo buone pratiche sociali di sostenibilità. Sono esperienze che partono dal basso e da motivazioni molto personali – e, asserisce sconfortato – i mass media, la sociologia, l’economia e specialmente la politica non vedono queste esperienze e buone pratiche ma sono diffusissime”.

Cacciari si riferisce a quella piccola porzione di cittadinanza attiva che fa esperienze pratiche e dirette di altra economia e che ha tentato di inventarsi relazioni interpersonali “basati sulla reciprocità e mutualità; per citare alcuni esempi pensate agli orti urbani, al co-working, alle banche del tempo, al microcredito, ai sistemi di scambio complementare, solo per citarne alcuni”.

L’intento del libro è duplice: da un lato far conoscere al grande pubblico queste esperienze fantastiche alla cui base c’è il comune denominatore della sostenibilità, dall’altro lato asserisce che “l’intenzione tra le righe che è quella di aiutare queste esperienze a mettersi insieme e a cooperare tra di loro non solo in modo verticale ma anche trasversale. Credo che se queste esperienze si mettano in relazione possano nascere delle esperienze meravigliose”.

Cacciari racconta anche un’esperienza, che non è riportata nel suo libro ma sul giornale Left, che lo ha particolarmente colpito: “il titolo è Donne di terra e si riferisce all’esperienza di dodici donne contadine campane che si sono inventate un calendario dove ognuna in un mese diverso racconta la propria vita, presenta i suoi prodotti e mette in luce le difficoltà di essere donna e svolgere un lavoro considerato prettamente maschile. Un altro ricordo è di un festival chiamato lo scambio dei semi, in cui ci sono contadini ognuno con i suo banchetto e si scambiano i semi e i propri prodotti e si raccontano come è andato l’anno trascorso”.

Anche in Italia ci sono Regioni che hanno emanato leggi per sostenere queste forme di economia solidale, vengono citate l’Emilia-Romagna, Friuli, Trentino Alto Adige e, allargando i confini, anche la Francia, il Brasile e la  Spagna. “A livello nazionale si è costituita la Res ovvero la rete di economia solidale che ha scommesso su  queste esperienze credendo che possano costituire una valida alternativa alla crisi”.

L’economia solidale a livello internazionale invece è definita da un position paper delle Nazioni Unite che la definisce economia solidale e sociale che come precisa Cacciari “è diversa dall’economia circolare, questa si riferisce agli apparati  produttivi mentre l’economia solidale si riferisce ai rapporti interpersonali e alle relazioni sociali quindi al primo posto si trovano la qualità delle relazioni mentre l’economia e le tecnologie vengono dopo”.

La presentazione del libro si conclude con una dichiarazione fiduciosa e positiva da parte dell’attivista: “Se si trovassero più Amministrazioni che guardassero di buon occhio a queste piccole esperienze, esse esploderebbero. Si può fare altra economia e può essere quella soluzione che ci indica la via di fuga dalla crisi economica”.

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