BANCHE DEL TEMPO UNA NUOVA STAGIONE

 

BANCHE DEL TEMPO, PARTE DA ROMA LA NUOVA STAGIONE: “NOI ANTIDOTO ALL’EGOISMO” (1)

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(9Colonne) == di Marina Greco ==
Roma, 23 mar – Far fronte alla crisi economica, certo. Ma anche essere “un antidoto contro l’egoismo e l’individualismo. Un luogo in cui si impara a superare le barriere culturali, a mettersi di fronte all’altro e a chiedere aiuto. Uno spazio in cui produrre cultura ed apertura verso il diverso attraverso l’autopromozione. Un modo per non sentirsi più soli e rispondere al bisogno di sentirsi parte di una comunità e di una comunità che ti ascolta”. Marialuisa Petrucci, presidente onoraria dell’Associazione delle Banche del Tempo e storica “pasionaria” del coordinamento delle banche del tempo romane, ci introduce così in un momento importante per il futuro di questo mondo in Italia. Le banche del tempo italiane – libere associazioni tra cittadini che si auto-organizzano e si scambiano tempo per aiutarsi soprattutto nelle piccole necessità quotidiane, luoghi di libero scambio di attività, servizi e saperi (da una riparazione del rubinetto a portare il cane del vicino a spasso, dalle lezione di inglese ad una consulenza legale) – celebrano il decennale della nascita della loro associazione nazionale. E lo fanno in Campidoglio che vide protagonista una storica figura del femminismo italiano, Mariella Gramaglia, che nella giunta Rutelli e poi Veltroni sostenne le banche del tempo romane (da “levatrice” come diceva lei stessa), permettendo loro di farsi testa di ponte, nel 2017, per la nascita della loro associazione nazionale.
L’Associazione Nazionale Banche del Tempo nacque, all’epoca, forte tuttavia di una esperienza ultraventennale: dalla prima banca del tempo nata nel 1995 a Sant’Arcangelo di Romagna, alla contemporanea nascita dell’osservatorio Tempomat della Cgil voluto da Adele Grisendi (poi chiuso nel 2003) ad un primo riconoscimento legislativo (non esiste ancora una legge nazionale) nell’articolo 27 della legge 53 dell’8 marzo 2000 di sostegno alla genitorialità voluta dell’allora ministra della Solidarietà Sociale Livia Turco (che raccolse l’istanza di una legge di iniziativa popolare del 1988, con ben 300mila firme, prima quella di Nilde Iotti) fino alla galassia attuale di 115 “banche” in tutto il Paese, viva ed attiva malgrado le innumerevoli difficoltà legate sia alle mancanza di risorse (sono poche le amministrazioni locali che sostengono attivamente queste libere associazioni – che pur non essendo lucrative e basandosi sul libero scambio del tempo dei loro iscritti – hanno tuttavia dei costi gestionali da affrontare), che al faticoso coinvolgimento di una società sempre più individualista in un concreto e continuo percorso di cittadinanza attiva. Domani mattina, nella Sala Giulio Cesare, si terrà un convegno che sarà preceduto, oggi pomeriggio, nella sede della banca del tempo del quartiere dell’Eur (con i suoi mille iscritti tra le più importanti nella Capitale, dove le “banche” sono 18, di cui la 19ma in fieri nelle case popolari del quartiere di Monteverde Nuovo) da tre gruppi di lavoro (su “terzo settore e progettualità” con Enzo Costa e Renzo Razzano, presidente Spes Lazio, “beni relazionali, valore economico” con il saggista Paolo Cacciari e “Il cambiamento nel cambiamento” con Michele Mezza, docente di Sociologia della Cultura digitale all’Università di Napoli Federico II), chiamati a dare slancio ad una nuova stagione per le banche italiane. Un brainstorming che, domani in Campidiglio, porterà alla stesura di una piattaforma programmatica. (SEGUE)

Banche del Tempo -Una nuova stagione

 

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